Rendimenti alti a lungo termine: cosa aspettarsi

08.10.2026

Secondo la maggior parte degli analisti e delle banche d'investimento i rendimenti dei titoli di Stato (Treasury USA, Bund, BTP, OAT, JGB) sono destinati a restare elevati non solo nel breve termine, ma anche nel medio-lungo periodo, rispetto ai livelli ultra-bassi del 2010-2021.

Situazione attuale (ottobre 2026)

I rendimenti sono ai massimi pluridecennali in molte economie avanzate:


- Treasury USA a 10 anni intorno al 5,3% (massimi dal 2002).


- BTP italiano a 10 anni intorno al 4,6-4,7% (vicino ai massimi da oltre tre anni), con spread BTP-Bund intorno a 110-120 pb.

- OAT francesi al 4,92%

- Bund tedesco intorno al 3,5%.

- Rendimenti reali positivi e significativi (circa 2,7-2,9% negli USA).


Il rialzo è stato spinto da inflazione più persistente (soprattutto legata all'energia e alle tensioni in Medio Oriente), aspettative di politiche monetarie più restrittive (BCE e Fed hanno già alzato i tassi e i mercati scontano ulteriori interventi) e preoccupazioni fiscali.


Perché alti a lungo

Diversi fattori strutturali, non solo ciclici, sostengono livelli più alti:


- Preoccupazioni fiscali e deficit pubblici: elevati livelli di debito e fabbisogno di finanziamento (USA, Europa, Giappone) mantengono alta la domanda di risparmio e il term premium (premio per detenere scadenze lunghe). Goldman Sachs e altri prevedono che queste pressioni persistano, mantenendo la curva relativamente ripida.
- Inflazione e tassi di policy più alti: l'inflazione resta sopra il target in molte aree (BCE prevede 3,0% nel 2026, 2,5% nel 2027 e 2,1% nel 2028). La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,50% a settembre 2026 e i mercati prezzano ulteriori rialzi. Anche se l'inflazione dovesse moderarsi, i tassi neutrali sono stimati più alti che in passato.
- Fattori di domanda/offerta: minore domanda da acquirenti tradizionali (banche centrali, investitori istituzionali esteri) e forte emissione di debito pubblico e corporate.
- Crescita nominale robusta: in alcuni casi i rialzi riflettono anche una crescita più forte del previsto, non solo rischi.
Analisti come quelli di Goldman Sachs, Bernstein e TD Economics parlano esplicitamente di un regime "higher for longer": i fattori ciclici (energia, aspettative di rialzi di policy) possono attenuarsi nei prossimi mesi, ma quelli strutturali (fiscali, term premium) restano.


Outlook specifico

- Previsioni a breve: molti strategist (sondaggio Reuters) prevedono un leggero calo dei Treasury a 10 anni (verso il 5,0% a fine 2026 e 4,75% tra un anno), ma restando comunque su livelli storicamente elevati. Per l'Italia, modelli come quelli di Trading Economics indicano un BTP 10 anni intorno al 4,5% a fine trimestre e circa 4,3% tra 12 mesi.
- Italia: i fondamentali fiscali e di crescita sono considerati migliorati rispetto al passato (governo che punta a deficit sotto il 3%), e lo spread non riflette un rischio di insolvenza come nel 2011. Molti gestori restano costruttivi sui BTP, specialmente sulla parte intermedia della curva (5-7 anni), pur segnalando volatilità legata a contagi da Francia o shock energetici.
- Non è un ritorno ai tassi zero: i rendimenti attuali offrono già un carry interessante (anche in termini reali) per chi investe in ottica di medio periodo, ma le scadenze lunghe restano più esposte a ulteriori rialzi o volatilità.
In sintesi, il consenso è che i rendimenti non torneranno presto ai livelli pre-2022. Possono oscillare e moderarsi un po' se l'inflazione energetica si attenua e le banche centrali non stringono oltre le attese, ma il "pavimento" è più alto per ragioni fiscali e strutturali. Come sempre, le previsioni sui tassi sono incerte e dipendono da dati su inflazione, crescita, geopolitica e politiche di bilancio.