SABAF: un titolo poco conosciuto, ma solido

25.06.2026

PRIMA DI APRIRE LA SCATOLA


Settantacinque anni dopo la sua nascita (1950), Sabaf è diventata il più grande produttore mondiale di componenti per cottura domestica a gas — bruciatori, rubinetti, termostati, cerniere, componenti elettronici — con impianti in Italia, Polonia, Brasile, Turchia, Cina, Messico, USA e India. Quota stimata intorno al 50% in Europa e circa il 10% a livello mondiale.
Oggi, il titolo quota circa € 12.5. La capitalizzazione di mercato è di €173 milioni. L'azienda ha ricavi di €279 milioni, EBITDA adjusted di €41 milioni, patrimonio netto di €160 milioni, e stacca un dividendo di €0,58 per azione — yield superiore al 4%.
Un'azienda con il 50% del mercato europeo che quota sotto il valore contabile del proprio patrimonio.
Apriamo la scatola.

LA SCATOLA DALL'ESTERNO: COSA VEDE IL MERCATO

Il mercato legge Sabaf e vede fondamentalmente due problemi.
Il primo: il settore. Gli elettrodomestici per la cottura a gas soffrono da anni. La domanda in Europa è ancora inferiore ai livelli pre-Covid. La transizione verso l'induzione e l'elettrico preme strutturalmente sul core business. Chi fa bruciatori a gas in un mondo che si elettrifica è, nella narrativa dominante, un'industria in declino secolare.
Il secondo: il Q1 2026. Ricavi adjusted a €70 milioni (-6,2% vs Q1 2025, -3,3% a parità di cambio), EBITDA adjusted a €9,5 milioni (-8,7%), utile netto adjusted a €2,6 milioni (-25,7%), utile netto contabile a €1,1 milioni (-71,9%). Numeri che a prima vista sembrano una capitolazione. In effetti, dopo varie oscillazioni ha iniziato a perdere in borsa.
Quando sembrava potesse salire, la scomparsa improvvisa a nel 2026 del fondatore e AD Pietro Iotti — pilastro della governance e artefice del piano di trasformazione del Gruppo — ha portato alcuni dubbi sul mercato considerando le dimensioni aziendali e il settore difficile in fase di cambiamento. L'aggiunta di una variabile importante come quella manageriale non ci voleva.

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