TUI: conquista imercati orientali

29.06.2026

PRIMA DI APRIRE LA SCATOLA


C'è un'azienda che nel 2025 ha fatto i migliori risultati della sua storia. Ha trasportato 34,7 milioni di persone. Ha ridotto il debito del 20%. Ha riavviato il dividendo. Ha cresciuto l'EBIT del 14% consecutivo — quattordici trimestri di fila.
Eppure oggi quota a circa €7,50 su Xetra (indice tedesco), con una capitalizzazione di mercato di €3,8 miliardi. P/E 5,8x. Target price medio degli analisti: €11,43 — upside del +52% rispetto al prezzo attuale. 9 analisti su 13 la valutano "Buy".

Perché questo disallineamento? La risposta non è semplice. TUI è una di quelle scatole che dall'esterno sembrano chiuse da tre lucchetti diversi. Apriamoli uno per uno.

LA SCATOLA DALL'ESTERNO: COSA VEDE IL MERCATO

Il mercato guarda TUI e vede sostanzialmente un ciclico ad alto debito, esposto a shock esogeni non controllabili, con un modello di business che il mondo digitale sta erodendo strutturalmente.

Il 2026 ha confermato questa lettura nel peggiore dei modi. A fine febbraio scoppia il conflitto Iran-Israele. TUI deve rimpatriare 10.000 passeggeri e membri dell'equipaggio — inclusi circa 5.000 crocieristi dalle navi Mein Schiff 4 e Mein Schiff 5 bloccate nei porti di Abu Dhabi e Doha. Il carburante aereo raddoppia rispetto ai livelli pre-guerra. La domanda in Germania (Tui è un'azienda tedesca) crolla del 5%.
Ad aprile, TUI pubblica un profit warning parziale: la guidance EBIT per FY 2026 viene abbassata all'intervallo €1,1–1,4 miliardi (dal precedente +7/10%), con la revenue guidance sospesa. Il titolo perde ulteriore terreno.
Il mercato processa tutto questo e torna alla narrativa di sempre: TUI è un ciclico vulnerabile, non si compra

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